La Russia non ha mai avuto intenzione di invadere l'Europa, semmai è il contrario, visto che la NATO la sta circondando. E mi sfugge il motivo per cui si parli solo dell'Ucraina e mai delle centinaia di guerre che avvengono in tutto il mondo. O forse lo so anche troppo bene, ma, essendo un uomo qualunque, non sono un politologo e, soprattutto, non sono un tuttologo, per cui evito di esprimere opinioni. So però con certezza che la stampa italiana è formata da pennivendoli che ci prendono in giro, per cui mi affido a quei compagni che hanno le idee più chiare delle mie e pubblico lo scritto che il compagno Marco Nesci ha postato su Facebook oggi.
L'escalation occidentale e la nuova realtà sul campo in Ucraina.
Il recente vertice della NATO e le ultime direttive dell'Unione Europea sanciscono un dato inequivocabile: la leadership occidentale ha scelto la strada del conflitto totale e dell'escalation contro la Federazione Russa. Una decisione presa in totale spregio della volontà dei popoli europei, palesemente contrari al prolungamento delle ostilità, ma sistematicamente ignorati. Dietro questa spinta bellicista si intravedono chiaramente i colossali interessi economici legati all'industria degli armamenti; una vera e propria "corsa all'oro" sulle spalle della sicurezza globale.
Questa ostinata volontà di guerra, unita ad atti di sabotaggio e attacchi in territorio russo pianificati con il supporto strategico dell'intelligence NATO, ha determinato un radicale e inevitabile cambio di paradigma da parte di Mosca. La Russia ha abbandonato l'approccio iniziale, togliendo i "guanti bianchi": la nuova strategia punta alla neutralizzazione sistematica e devastante delle linee di comando, delle infrastrutture logistiche e dei centri di produzione militare ovunque si trovino sul suolo ucraino.
Un aspetto cruciale, deliberatamente taciuto dalla narrazione dominante, riguarda la dislocazione di questi obiettivi strategicamente rilevanti. Il governo di Kiev ha sistematicamente posizionato centri di comando e fabbriche di armi a ridosso o all'interno di aree densamente abitate, violando apertamente le convenzioni internazionali sul diritto bellico. Una tattica cinica, utilizzata per sfruttare la popolazione come scudo umano e poter gridare al bombardamento indiscriminato sui civili ogni volta che un obiettivo militare viene centrato.
I media mainstream, con la stampa italiana in prima fila, continuano a propinare un racconto unilaterale incentrato esclusivamente sulle vittime civili, censurando gli effetti reali del cambio di marcia russo. La realtà sul campo racconta un'altra storia: la nuova strategia di Mosca ha ridotto ai minimi termini la capacità produttiva bellica di Kiev e decimato i centri di comando, inclusi quelli presidiati da personale NATO. La coltre di silenzio stesa dai media occidentali non cancella la realtà dei fatti: l'architettura militare ucraina sta subendo un collasso strutturale senza precedenti.
Il popolo ucraino paga un terribile e tremendo contributo di sangue per la volontà del governo nazista di Zelensky e degli amici fascisti, da von der Leyen a tutti gli altri, di distruggere la Russia con la guerra sapendo perfettamente che questo non può avvenire, non c'è riuscito Napoleone, non c'è riuscito Hitler, figuriamoci se ci possono riuscire questi decerebrati alla Zelensky e von der Leyen, tanto più che oggi al contrario di allora la Russia è la prima potenza atomica del mondo.

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