CHI SONO

Mi chiamo Antonio Maoggi sono un fiorentino nato sotto le bombe dell’ultima guerra, da ragazzo avevo grandi sogni di scrivere, ma bisognava andare a lavorare per aiutare la famiglia e, questo è successo, però la passione è rimasta, ma lavoro, famiglia e figli me lo hanno impedito. Una volta libero come pensionato ho preso carta, penna ed ho cominciato a scrivere e non mi sono fermato più e tutt’ora sto scrivendo l’ultimo racconto. I miei lavori sono tutti inseriti in questo blog in basso sulla fascia lateralmente a destra e, se qualcuno fosse interessato, basta che lo comunichi, e tramite mail che vorrete cortesemente comunicarvi, invierò gratuitamente il racconto in formato PDF, poiché scrivere è fantastico, ma essere letto lo è ancora di più! mascansa@outlook.it

sabato 28 marzo 2026

LETTERA APERTA DI UN MAGISTRATO CHE NON POTEVO CHE RITWITTARE

LETTERA APERTA A MARIO SECHI, DIRETTORE DI "LIBERO"

(senza il titolo di "egregio", perché non se lo merita)

"Mario, usiamo il tu. Non per confidenza — non ne sei degno — ma perché certi discorsi vanno fatti guardandosi negli occhi, senza la protezione di una scrivania romana. Hai scritto un editoriale che non è analisi politica. È sfogo. È il veleno di chi ha visto il suo padrone perdere e cerca un colpevole comodo. E il colpevole, come sempre in certa stampa italiana, è lui: il meridionale. Quello attaccato "come la cozza allo scoglio". Quello del reddito senza lavoro, delle pensioni di invalidità, del clientelismo atavico. Venti milioni di persone ridotte a un insulto travestito da metafora letteraria.

Hai persino avuto il coraggio di citare Verga. Giovanni Verga. Un siciliano che dedicò la sua vita a raccontare i dimenticati del Sud con una pietà che tu non conosci nemmeno di nome. Verga quella cozza la difendeva. Tu la usi come escremento da lanciare. Non meriti nemmeno di pronunciare quel cognome. E poi il colpo di grazia: hai invitato il governo — il tuo governo, quello che non puoi permetterti di criticare perché ti pagano per non farlo — a costruire due piani separati.Uno per il Nord produttivo. Uno per il Sud da punire. Lo hai scritto nero su bianco. Un piano punitivo contro una parte del Paese che non ha votato come volevi. In un Paese normale, quella roba si chiama incitamento alla discriminazione territoriale. In Italia, la chiamano editoriale di punta. Ora, però, permettimi la domanda che ti brucia davvero. Quando il deputato di Fratelli d'Italia Aldo Mattia — partito che sostieni, governo che difendi — è apparso in un video in cui esplicitamente invitava i suoi a usare "il solito sistema clientelare": "Fammi questo favore perché sei mio cugino", "Aiutami perché io te ne ho fatti già tanti" — tu dov'eri? Silenzio. Tomba. Zero righe. Zero indignazione. Zero editoriali sul clientelismo nordico o romano.

Il clientelismo del Sud ti indigna.

Il clientelismo di casa tua è strategia politica.

E veniamo al punto che più ti dovrebbe far arrossire, se ne fossi ancora capace.

Tu chiami "assistiti" i meridionali che percepiscono un bonus.

Quegli "assistiti", Mario, esibiscono un ISEE. Carta, numeri, reddito dichiarato. Dimostrano sulla carta di non avercela fatta. Tu cosa esibisci? Quale merito certifichi ogni mese per incassare lo stipendio che ti eroga un editore organico al governo che sostieni? Qual è la differenza tra chi vive di sussidio statale e chi vive di sussidio editoriale, se in entrambi i casi il pane dipende dalla fedeltà a chi sta sopra?

Almeno il meridionale che chiami parassita non ha scelto di essere povero.

Tu hai scelto eccome.

Chiudo con una richiesta formale, pubblica, che mi auguro venga raccolta:

L'Ordine dei Giornalisti prenda posizione. Un editoriale che divide il Paese in cittadini di serie A e cittadini di serie B sulla base della residenza geografica non è libera stampa. È propaganda discriminatoria con la firma in calce. Esistono norme deontologiche precise. Esistono doveri di correttezza, di rispetto della dignità delle persone, di verità dei fatti. Nessuna di queste norme è stata rispettata in quelle righe. Se l'Ordine tace, sappiamo anche noi cosa vale il suo silenzio. Con il disprezzo che meriti — e la stima che non ti sei guadagnato,

Carmine D’Ambrosio".



martedì 24 marzo 2026

COSTITUZIONE ITALIANA

Ha vinto il NO al referendum sulla giustizia del 22-23 marzo. L’Italia si è mossa come non si vedeva da tempo. Affluenze così si ricordano solo quando c’era lo scontro DC vs. PCI. Allora, cosa è successo? Io una spiegazione me la sono data.

La Costituzione italiana è nata dal sangue di una lotta civile, in cui alla fine si sono riuniti uomini e donne di varie estrazioni e con pensieri politici contrapposti, ed è dal compromesso nato da questa gente che è nata una delle più belle Costituzioni moderne. Quindi, quello che non hanno capito, o forse frainteso, quelli che hanno votato SÌ, che l'abbiano fatto in buona o in mala fede, è che l'Assemblea Costituente ha inteso fare una specie di libro sacro, ma non per questo intoccabile. Certo, la si può modificare, ma non a colpi di maggioranza. Perciò, possiamo modificare la Costituzione e le leggi sulla giustizia, ma solo in un'assemblea plenaria con diritto di voto per tutto il popolo, rappresentato da senatori e onorevoli. Quindi, a mio avviso, solo così si può fare la cosa giusta, e quando la Costituzione dovesse essere sottoposta a referendum, non ci sarebbe un'altra guerra civile, anche se solo verbale, perché anche chi sarà contrario avrà comunque fatto parte di coloro che l'hanno discussa e poi votata.

Io credo che gli italiani che si sono messi in marcia in massa per andare a votare abbiano cercato di impedire che la Costituzione venisse massacrata solo per dare alla politica il potere di comandare anche sulla magistratura. Tutte le altre cose che sono state dette o fatte, a mio avviso, erano scuse arrampicandosi sugli specchi, perché così com'era stata concepita era un vero e proprio insulto a coloro che allora l’avevano discussa e poi scritta.

domenica 22 marzo 2026

QUANDO SI MORE DI DIVENTA TUTTI BUONI

Chissà perché, quando si muore, si diventa buoni e belli. Le frasi ipocrite che si dicono di fronte alla salma di turno sono sempre le stesse: «Sembra che dorma»; «È bello anche da morto»; «Sembra che sorrida»; «Era tanto buono!».

Poi, quando è morto Umberto Bossi, i media non si sono risparmiati. Hanno scritto epitaffi che potevano essere stati  fatti per la morte di San Francesco, e questo la dice lunga sui nostri giornali e sulle nostre televisioni!

Nel 1994 arriva un signore che fonda la Lega Lombarda, che tra l'altro non è stata una sua idea, ma del suo alter ego Bruno Salvadori, ideologo dell'Union Valdôtaine. Ma questa è solo una curiosità. Parliamo invece dell'uomo che forse un giorno arriveranno persino a canonizzare.

Siamo partiti con un falso: il simbolo della Lega, Alberto da Giussano, non è mai esistito come personaggio storico. Si tratta di una figura leggendaria nata dalle cronache medievali e poi trasformata nel simbolo dell'eroismo lombardo nella battaglia di Legnano contro Federico Barbarossa (1176).

Umberto Bossi era un mio coetaneo talmente becero che, al confronto, gli scaricatori di porto a Livorno impallidivano. Parole come "l'ho duro", "con il tricolore mi pulisco il culo" e "vaffanculo" erano all'ordine del giorno, ma anche questo è gossip.

La gravità non stava tanto nel suo linguaggio: sono fiorentino e la cosa non mi sconvolgeva più di tanto, anche se, per un politico, lo considero davvero fuori luogo, che purtroppo ha fatto scuola!

Ciò che mi ha sconvolto è stato invece il suo razzismo casalingo: "Dalla riva sud del Po non è Padania e metteremo i coccodrilli a difesa", "I meridionali puzzano", "Piantano il basilico nella vasca da bagno", "Nord produttivo, Sud parassitario", "Roma ladrona, Padania indipendente".

Infine, la pagliacciata della fondazione di un governo padano con tanto di ministeri e ancora con il tormentone "secessione" “secessione”. Infine l’inno della lega Lombarda era il Nabucco” un vero ossimoro poiché è stato il simbolo del risorgimento quando agli applausi   alla fine dell’opera gli spettatori gridavano viva Verdi che stava a significare: Viva Vittorio Emanuele re d’Italia. Tutto ciò vi sembra logico? Per questo cari pennivendoli gli avete fatto un epitaffio che assolutamente non rappresenta l'uomo? che è oltretutto è stato un razzista omofobo e scusate se è poco.

giovedì 19 marzo 2026

OMINIDI VERDI? MARZIANI O BURLONI?

Oggi, 19 marzo 2026, guardando la TV, ho visto su Focus una trasmissione che parlava di una probabile presenza di UFO avvistati in Africa centrale e questo mi ha riportato alla mente un fatto accaduto quando la radio annunciò che, nella notte tra il 20 e il 21, 1968 l’Armata del Patto di Varsavia era entrata in Cecoslovacchia per impedire la Primavera di Praga di Alexander Dubček. Non so se il fatto che descriverò sia accaduto proprio in quel giorno, ma sicuramente  era un giorno prima oppure un giorno dopo; ne sono sicuro.

Ero in vacanza in campagna a Corella, una frazione di Dicomano, sugli Appennini tosco-romagnoli. Ero con mia moglie, mio figlio di diciassette mesi e mia zia Silvana, sorella di mia madre. Stavamo facendo i funghi sott'olio, era l'imbrunire, il sole se n'era già andato oltre le colline. I fornelli erano sotto la finestra. All'improvviso, diventò giorno, ma non come un giorno soleggiato, piuttosto una luce intensa e bianca, come uno schermo cinematografico. Il tutto durò non più di tre o quattro secondi, al massimo cinque, poi tornò il buio.

Nessuno, né i giornali né la TV, ha disse niente. La cosa è stata abbastanza misteriosa. Forse un meteorite, ma se fosse stato quello se ne sarebbe parlato. Per me, rimarrà un mistero. Ma non ho avuto una visione paranormale, mia zia neanche. Mia moglie Sandra e la contadina Silvia, la proprietaria della casa, l'hanno visto con i loro occhi. Non posso certo fare affidamento sulla testimonianza di mio figlio, ma la cosa è avvenuta sul serio e non saprò mai cosa è accaduto veramente, anche perché so che su certi accadimenti spesso cala il buio assoluto.

lunedì 26 gennaio 2026

L'AMERICA A STELLE E STRISCE CAPO MUNDI

                                                                   

L’America, guidata dall’allora presidente Benjamin Roswell, e la Russia Sovietica, sotto il dominio di Giuseppe Stalin, ci hanno salvato da Hitler durante l’ultima guerra mondiale, ma mentre l’America è stata considerata l’angelo salvatore, la Russia era associata al comunismo, che faceva venire le bolle a tutti i presidenti sin da allora, tanto che Ronald Reagan la definì l’impero del male. Da allora, gli Stati Uniti si sono auto dichiarati i gendarmi del mondo, effettuando ogni azione con la scusante della tutela dei loro interessi.

Allora, parliamo di quest'angelo vendicatore di tutti i torti del mondo. Attenzione, non salvo né repubblicani né democratici, ma solo i liberali, di cui fanno parte molti uomini e donne del mondo artistico. Cominciamo con il dire che tutti i bianchi che sono sul suolo USA sono immigrati che hanno sterminato i nativi per depredare tutte le loro ricchezze, compreso il petrolio che stava tranquillo sotto la loro terra. Da lì è nato il selvaggio West, in cui le revolverate sembravano coriandoli. Poi sono andati a trascinare via dalle loro terre i neri, rendendoli schiavi e, allo stesso tempo, bruciandoli in croce se non rispettavano le loro regole. Fino agli anni di Martin Luther King, che ha comunicato il messaggio di libertà, anche se nel sud il Ku Klux Klan continuava con le sue angherie nei confronti della gente di colore. Hanno fatto fuori i coniugi Rosenberg, Julius ed Ethel, di cui si diceva fossero spie dell’Unione Sovietica, ma all'epoca c'era il maccartismo e si può anche lecitamente pensare che non lo fossero. Poi, la ciliegina sulla torta: gli anarchici Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, uccisi innocenti solo perché si professavano anarchici, e riabilitati solo dopo molti anni. Ma se c'è un altro mondo lassù, che se ne fanno della riabilitazione.

Gli spagnoli e i portoghesi hanno sterminato tutti i nativi gli indios, a partire dal Messico alla Terra del Fuoco, tanto che si parla solo spagnolo e portoghese. E in funzione anticomunista, la C.I.A. (Central Intelligence Agency) ha foraggiato tutti i regimi dittatoriali, purché i moti rivoluzionari non nuocessero agli interessi degli Stati Uniti d'America. Ne hanno fatto le spese Emiliano Zapata in Messico, Ernesto Che Guevara in Bolivia e Salvador Allende in Cile. In Argentina, le donne della piazza di Majo reclamavano, i loro figli oppositori del regime militare, scomparsi e solo dopo abbiamo saputo che non li trovavano, perché molti di loro erano stati buttati giù dall'aereo senza paracadute. Tutto ciò è documentato, anche se si tenta di non ricordarlo. Questa è la civilissima America, ma solo di facciata, perché governi come il nostro, quello di Meloni, e non solo anche gli altri europei, sono tutti lacchè dell'attuale presidente Trump, o non lo sanno o fanno finta di non sapere.

Di Trump è inutile parlare, il suo comportamento è lapalissianamente schizoide ed espansionista e credo sia chiaro a tutti. Spero che il popolo americano, che non è tutto trumpiano, alle elezioni di medio termine abbia l'accortezza di far capire a questo buffone che se ne torni a casa con i suoi miliardi.

Il barone

sabato 27 dicembre 2025

SOCIALDEMOCRAZIA

     

Questo scritto è dedicato a tutti coloro che hanno a cuore la nostra Italia, che sta scivolando sempre di più in una china pericolosa. A mio modesto parere, la soluzione per ridurre lo spreco di energie e di simboli sarebbe il contenitore di Potere al Popolo, ma tutte le proposte sono valide, se tese a uscire da questo ghetto in cui siamo stati confinati.

I tempi sono maturi: questa ventata nera che ha invaso il nostro Paese ci impone di attivarsi, di uscire dal letargo della sinistra e di organizzarci in maniera unitaria. Dobbiamo trasformare la rabbia, la frustrazione e l'indignazione in una realtà forte e costruttiva per la rinascita di una società vera, solidale e socialdemocratica. 

Ci troviamo spiazzati, perché esistono 100 sigle che si rifanno alla sinistra, ma quando c’è da contare non si riesce mai a computare! Al massimo raggiungiamo il 2%, quando il solo Partito Comunista Italiano poteva contare su 11 milioni di voti. Dobbiamo ripartire dal basso e dalla base. 

Questa è la parola d'ordine di uomini e donne che hanno un ideale di pace, lavoro e libertà. Siamo in tanti nel nostro Paese che non credono più in quei gruppi dirigenti che si sono rivelati inadatti e incapaci.

Dobbiamo uscire dall'isolamento e dalla riserva in cui ci hanno cacciato, ma non con una miriade di falci e martello, altrimenti non ci riusciremo mai. 

Una giovane compagna siciliana ha lanciato un'idea meravigliosa: riunire gli uomini e le donne che hanno a cuore l'igiene mentale e il futuro dei nostri figli e nipoti sotto un unico ombrello, a prescindere dalla sigla.

Insomma, si tratta di formare un gruppo nazionale da Chiasso a Siracusa per poter lavorare alla costruzione di un gruppo di lavoro senza togliere a nessuno il proprio vissuto e i propri distinguo, sotto un'unica sigla senza simboli e senza scritte, al massimo con la parola "socialismo". 

Per questo motivo, per poter andare avanti con serietà, coraggio e determinazione in questa direzione, l'adesione a questo gruppo di lavoro potrà avvenire senza pregiudizi e senza preclusioni e sarà aperta a tutti i socialisti, che siano senza alcuna tessera, come avviene per la stragrande maggioranza, oppure anche se hanno in tasca una tessera di partito. 

È fondamentale, indispensabile e discriminante, per poter aderire al gruppo di lavoro, condividere l'antifascismo, l'antirazzismo e la non prevaricazione dell'uomo sull'uomo; in altre parole, essere una vera donna o un vero uomo di sinistra. 

Vogliamo lavorare per contribuire alla ripresa, anche elettorale, ma le elezioni non devono essere un fine, bensì un mezzo. Riteniamo che i socialisti debbano partecipare alle elezioni solo quando se ne determinano le condizioni, presentandosi con i simboli del lavoro e con un'identità di sinistra chiara e definita, in difesa della Costituzione italiana e dell'uguaglianza, senza suggerire alcuna risoluzione sommaria, ma condividendo le analisi sui territori, i disagi, i bisogni e le emergenze sociali. 

Invitiamo chiunque fosse interessato al progetto a richiedere l’iscrizione al gruppo “Pace, lavoro, libertà” per ricevere ulteriori informazioni sulle modalità di adesione. 

Vi preghiamo, inoltre, di inoltrare questo messaggio ai vostri contatti e amici che condividono questi ideali.

6 Agosto 2018 - 73 anni dall’eccidio dell’imperialista, (U.S.A . bomba H su Hiroshima) 

 

Il Barone!

venerdì 26 dicembre 2025

SIRENE

 SIRENE

Le sirene sono creature leggendarie acquatiche, con l'aspetto di donna nella parte superiore e il corpo e di pesce in quella inferiore, che appaiono principalmente nel folclore europeo, ma che si ritrovano anche in altre culture con figure affini. Si dice che fossero belle e affascinanti e che, con il loro canto o fischio, ammaliassero i naviganti.

Inizio con questa prefazione perché i politici nostrani fischiano come le sirene e, come loro, riescono ad ammaliare parte della popolazione. La differenza è che alcuni restano ammaliati per sempre, mentre altri, come Ulisse, riescono a non cadere nel loro malevolo influsso legandosi a un palo.

Così è successo dopo i vari Berlusconi, Renzi e, oggi, con la Lega e il Movimento 5 Stelle. Fondato nel 2009 da Giuseppe Grillo, detto Beppe, e dal defunto Gianroberto Casaleggio, è oggi da me osteggiato con il non voto, con il contraddittorio verbale e scritto con i suoi sostenitori.

Perché ho parlato di sirene? Mi spiego: sono un uomo impegnato politicamente sin dal 1959, quando ho preso la mia prima tessera della Federazione Giovanile Comunista. Quindi, mi ritengo molto refrattario alle sirene, per non dire immune. Ho discusso con i socialisti e con la Democrazia Cristiana, ma ho capito subito chi erano Renzi e Berlusconi, rimanendo immune alle loro lusinghe rottamatorie e al loro "sogno italiano".

Nel 2005 Grillo era quasi riuscito a entrarmi nel cuore. Considerata l'inesistenza di una sinistra decente, aveva parole di sinistra e non mandava a quel paese nessuno. Ricordo che aveva fatto un calendario con dodici comandamenti, uno per mese, più che condivisibili. Insomma, pur non avendolo mai ammirato come comico, con quelle frasi di stile marxista stava quasi per conquistarmi.

Poi sono arrivati i Vaffa, i Di Maio, i Di Battista, la Taverna e gli altri con le loro buffonate: Grillo mascherato su una spiaggia della provincia di Livorno, detrazioni scenografiche dei loro stipendi da parlamentari e, infine, le loro grida in piazza: "Onestà!". Onestà!

Tutto questo mi ha fatto uscire dal torpore, facendomi finalmente capire la vera natura di questo movimento che, contrariamente a quanto mi era stato fatto credere, non ha nulla a che vedere con la sinistra. Quindi mi chiedo: se ci sono arrivato io, perché non possono arrivarci tutti coloro che si sentono veramente di sinistra? Mi chiedo anche come sia possibile credere a:

Che la rete su cui gli attivisti interloquiscono possa rappresentare l’Italia è un'ipotesi irrealistica; al massimo potrà rappresentare i loro iscritti.

Che un movimento oligarchico, basato sul business della rete su cui la Casaleggio e Associati lucra, dove fa e disfa a suo piacimento, possa dichiararsi un movimento veramente democratico è un'ipotesi irrealistica.

Che chi deroga alle direttive venga espulso ipso facto, a meno che non si tratti di un seguace importante, è un'ipotesi irrealistica.

Che il partito della doppia morale, con gli avvisi di garanzia, con il primo e il secondo mandato, con lo spergiuro di tante parole d’ordine originarie completamente disattese, sia credibile è un'ipotesi irrealistica.

La mancanza di contraddittorio è un'altra irrealistica ipotesi: ogni volta che ho cercato di interloquire con loro, l'epiteto più gentile che ho ricevuto è stato "idiota". L’umiliazione data al PD in streaming che oltretutto fece andare Renzi al potere, negando al PD ogni tipo di collaborazione, per poi chiedergliela dopo il 4 Marzo del 2018.

Potrei continuare a scrivere pagine e pagine, ma credo che queste poche righe siano sufficienti per affermare senza ombra di dubbio: "M.5.S  is not left" e quindi consiglio a chi mi legge di rivolgere il proprio sguardo verso altri lidi, ammesso che ce ne siano. Io mi sono orientato verso Potere al Popolo, con la speranza che questo movimento popolare, in cui confluiscono compagni di varie estrazioni sociali, possa rappresentare la rinascita di una vera sinistra liberale, democratica, antifascista e contraria a ogni tipo di guerra.

LETTERA AD UN AMiCO FASCISTA

Caro amico,

questa è per te. Dopo il nostro scambio di opinioni, sia verbali che scritte, ho riflettuto molto sulla questione dei "Vincitori e Vinti". Partendo dal presupposto, che credo sia condiviso, che tutte le guerre, anche le più epiche, non sono mai romantiche, ma delle atroci tragedie per chi le subisce, se poi sono civili, sono la massima atrocità che l'umanità possa concepire.

Non sono romantiche neanche quando vengono fatte per rovesciare una dittatura: sono giuste, ma non romantiche. Eppure, noi osanniamo anche Napoleone, uno degli uomini più spietati del Settecento e dell'Ottocento, e come lui tanti altri. Questo mi ha fatto venire in mente un parallelismo fra la Resistenza italiana e la guerra in Vietnam, che ho vissuto da giovanissimo (1955-1975). L'imperialistica America del Nord, incurante della disfatta subita dai francesi in Indocina (1946-1954), ha massacrato, incendiato e raso al suolo villaggi con bombe al napalm, stuprato e decapitato, per poi doversi ritirare a causa delle proteste dei pacifisti interni e della sconfitta sul campo.

Concludo: gli USA (democratici o repubblicani indistintamente) non hanno digerito bene questa guerra e quindi la filmografia e i media hanno dipinto i vietcong come dei criminali per le nefandezze commesse dopo la loro vittoria, cose mai verificate con esattezza, ma anche se fosse? Qui ritorno a dire: la violenza chiama violenza. Allora, come da ragazzi, dico: sono stati prima i francesi e poi gli americani a tenere questo popolo ventotto anni in guerra, per cui i ragazzi nati in guerra sono morti in guerra. Allora, di cosa stiamo parlando?

Il ventennio fascista (1922 -1943) iniziò come una dittatura sociale, con scuole, asili e bonifiche, ma poi si trasformò nell'ambizione di un uomo solo al comando: Benito Mussolini, ex socialista e direttore dell'Avanti, il giornale del partito socialista, che dalla sinistra era passato all'estrema destra, ma non a quella democratica, bensì a quella criminale. Naturalmente, questo non ha nulla a che vedere con il giornalista Panza, ma il buongiorno si vede dal mattino. Forse oggi non ci sono le condizioni storiche e, a causa della sua età, non posso fare il processo alle intenzioni.

Infine, quando Benito Mussolini e il suo alleato Adolf Hitler hanno trucidato la gente partendo dalle Fosse Ardeatine, hanno imposto le leggi razziali e predisposto i vagoni blindati inizialmente per la Risiera di San Sabba a Trieste e poi per gli infiniti campi di concentramento in Polonia, Austria, Ungheria, ecc., dove milioni di persone sono state gassate, studiate da medici diabolici come Mengele, violentate nella "casa delle bambole", dove i nazisti potevano disporre delle ragazze internate a proprio piacimento e, se il voto che rilasciavano non era sufficiente, le ragazze venivano uccise.

 

In Italia, le leggi razziali rette esclusivamente dalle camice nere, c’erano le famose ville tristi, ne abbiamo anche noi una a Firenze all’inizio della via Bolognese dove ora c’è un consolato, in quei luoghi i resistenti e i partigiani venivano torturati sino alla morte e quando venivano ributtati malamente in cella, la prima cosa che che chiedevano ai compagni di sventura era: Ho Parlato? Timorosi di aver tradito i compagni.

I prospetti, dei vari campi di sterminio li puoi trovare tranquillamente su Wikipedia, ti dimostrano che, a parte i campi di sterminio più conosciuti, ne erano stati montati parecchi altri. Quindi, è inutile parlare dei fratelli Govoni o delle foibe: in Italia, dopo la disfatta, chi era considerato fascista o collaborazionista veniva eliminato senza troppi complimenti, esattamente come accadeva nella ex Jugoslavia, in particolare in Croazia, dove gli italiani che avevano collaborato con i fascisti italiani, con gli ustascia slavi o con i nazisti venivano fatti fuori.

Il fascismo aveva cercato di cancellare ogni identità culturale dei croati, a partire dalla lingua, quindi non c'era bisogno di fare distinzioni: gli italiani li uccidevano senza se e senza ma.  Attenzione, Vincenzo, non sto cercando di giustificare i misfatti, ma di capire il perché di tanta crudeltà.

Quindi, è inutile recriminare: a ogni azione corrisponde una reazione. A mio parere, dobbiamo lasciare la storia ai libri e agli storici, senza dimenticare mai, ma cominciando a pensare al presente, che francamente non è clemente. La terza guerra mondiale, infatti, è iniziata subito dopo la Corea, con centinaia di guerre locali che si svolgono nel mondo a macchia di leopardo, fortemente fomentate da quelle nazioni imperialiste a cui fanno gola petrolio, gas, diamanti, idrocarburi, ferro, acciaio e oro, e che per questo destabilizzano i regimi dittatoriali esistenti in quei paesi, con la scusa di difendere il mondo dai miscredenti (gli USA docet).

Un fraterno saluto e, assieme a un abbraccio, un augurio di buone feste.

Antonio Maoggi, l'ultimo dei Moicani.

 

giovedì 25 dicembre 2025

NOSTALGIA - REMEMBER - JUVENTUS

 

Amarcord - Nostalgia – Remember - adulescentia

 

Quando si invecchia, nella mente pullulano ricordi alla Fellini. Al mattino, durante il mio trekking, ho sempre un turbinio di pensieri, ma uno in particolare mi dà molta nostalgia: "Le case di tolleranza", i casini, che furono chiusi nel gennaio-febbraio 1958 dalla senatrice socialista Lina Merlin. Allora, nonostante mi fossero state chiuse le porte in faccia, avevo solo sedici anni e, nonostante il dispiacere di non avervi potuto accedere, pensavo che non fosse etico che lo Stato lucrasse sulla prostituzione. Ma quante volte gli ideali accecano?  

Oggi la prostituzione si trova per strada, con le schiave del sesso: ragazze dell'Est, Nigeriane e Albanesi, sfruttate e schiavizzate senza scrupoli da uomini dei loro paesi d'origine. Esiste anche la prostituzione di alto bordo, che si trascina dietro soldi, droga e riciclaggio di denaro sporco. Infine, c'è una prostituzione strisciante online di ragazzine che si offrono in webcam per una ricarica telefonica.  Che dire poi delle letterine e stelline varie che si danno a uomini vecchi per una piccola parte in uno show? Carissima Lina, tu che ora sei fra i giusti, se fossi qui forse converresti con me che ti sei sbagliata. La cosa non goduta è rimasta nella fantasia dell'adolescente che vedeva questi luoghi come paradisi di voluttà, antri fumosi, rococò, piastrelle bianche alle pareti, donne velate che giravano in cerchio seminude con sguardi ammiccanti. Mi sono perso tutto questo. Fantasia era e fantasia rimane. Solo la filmografia mi ha dato una mano: Federico Fellini con Roma e Tinto Brass con Paprika. Ma sempre di finzione si è trattato, cosa che ha fatto aumentare quel sentimento che attanaglia lo stomaco: la nostalgia di un paradiso perduto che non tornerà mai più.

Questo periodo ritorna spesso nella mia mente e, quando ciò accade, sorrido malinconicamente. All'uscita dalla scuola, prima di prendere il filobus per tornare a casa, facevamo spesso con i miei compagni la capatina in via dell'Amorino, al casinò più vicino alla fermata del nostro mezzo, "Il Paradisino". Stavamo lì di fronte con la cartella in mano e, quando uscivano i giovanotti, per noi quelli di 20 anni erano dei giovanotti, li accoglievamo con una cantilena "l'hai fatta la trombatina, eh?". Alcuni sorridevano, altri ci dicevano: "Ragazzi, andate a casa", i più volgari: "La maiala di Tomà", e noi ridevamo come scemi, come solo gli adolescenti sanno fare. Ci si divertiva con poco, allora. Insomma, la casa di tolleranza è rimasta un'esperienza che ho solo sentito raccontare, e le cose che non si sono fatte o che non si sono vissute lasciano un senso di indefinito dentro di noi.

Questa premessa acerba è servita unicamente per introdurre un'altra situazione che, questa volta, ho vissuto e goduto, ma che, come i casini, non esiste più, cancellata dal tempo, dall'evolversi della cultura generale, dalla televisione e da altri media che l'hanno praticamente uccisa. Ma cosa? Ma lui, l'avanspettacolo, alcuni di voi, i più giovani naturalmente, diranno: "Cos'è? Mai sentito nominare". Ma lo dice chiaramente il nome: avanti allo spettacolo, cioè un varietà che veniva messo in scena dopo la programmazione cinematografica, ma che, in effetti, era l'evento principale e il più atteso.

Una compagnia di avanspettacolo era composta da un capocomico, un cantante o una cantante, una soubrette e un corpo di ballo piuttosto scadente. Tuttavia, era inconsapevolmente un laboratorio e un trampolino di lancio per chi aveva le capacità di comico. Da quei palcoscenici sono emersi attori del calibro di Aldo Fabrizi e Franco Franchi, ma la maggior parte degli interpreti di questa commedia ha concluso la propria carriera nell'oblio di sale fumose e maleodoranti di tabacco.  I loro nomi, Marotta e Fanfulla, sono caduti nell'oblio, insieme a quello del capocomico Valdemaro, un livornese verace, dichiaratamente omosessuale, noto per le sue performance che riuscivano a fare teatro nel teatro. I suoi bisticci con il pubblico, che lo prendeva in giro per la sua omosessualità, erano famosi. Lui rispondeva colpo su colpo, con un acume e una dialettica forbita e con il classico intercalare livornese. Così, il pubblico diventava parte integrante dello spettacolo, con le sue battutacce e le frecciate rivolte al comico, ma anche ai cantanti e alle ballerine, accolte con urla da mandriano: "Yahooooo!" quando sfilavano in passerella con i loro fisici esuberanti e che non riuscivano mai ad andare a tempo di musica. Alcune di loro avevano dei grossi buchi nelle calze a rete larga, ma sorridevano a trentadue denti e, agitando le mani circolarmente, lanciavano occhiate maliziose ai ragazzi della prima fila.

A Firenze, credo, l’unico locale d’avanspettacolo fosse il "Flora"; prima della guerra c’era anche l’Apollo, ma poi passò dalla rivista scollacciata a quella di nicchia, sicuramente più gradevole ai palati fini, ma che non riusciva a trasmettere, almeno a noi, la sensazione di trasgressione e sensualità che ci dava l’avanspettacolo.

Il Flora, oggi una sala d’essai, è stato il progenitore delle multisala: era l’unico cinema di cinquantasei che c’erano a Firenze e le sue due sale erano chiamate SALA e SALONE. La SALA era molto piccola e vi venivano proiettati western e film di guerra provenienti dagli Stati Uniti. In quel

periodo gli americani erano i liberatori, quindi venivano osannati da Hollywood. Queste pellicole erano un divertimento per noi e, al termine dei western, c'erano applausi e urla di gioia. Quando invece i film di guerra finivano con un cliché fisso, che vedeva i marinai con la divisa bianca e il classico berrettino in fila e sugli attenti sulla tolda di un sommergibile, con la colonna sonora che sparava a tutto volume l'Inno dei Marines, noi l'accompagnavamo con il battito dei piedi su un parquet di legnaccio nero, umido e maleodorante, il tutto accompagnato da fischi e urla al grido che ci aveva insegnato l’Albertone Nazionale: Uazza America!



In alto, una stampa ottocentesca delle case di tolleranza, le cosiddette case chiuse; in basso, il finale di uno spettacolo con le due soubrette, il capo, il cantante e il comico.

mercoledì 24 dicembre 2025

TUSCANIA TERRA DEGLI ETRUSCHI E DEI MEDICI

LA TOSCANA CON LE SUE DIECI PROVINCIE

AREZZO

Come quasi tutte le città toscane, anche Arezzo vanta una tradizione storica: la Giostra del Saracino, che si tiene in Piazza Grande il penultimo sabato di giugno e la prima domenica di settembre. La città offre inoltre numerosi monumenti da visitare, come Villa Masini, l'Eremo delle Celle e, infine, la bellissima cattedrale. Arezzo vanta inoltre un'importante industria orafa e numerose fabbriche di abbigliamento.

La sua provincia ci porta nel Casentino, che confina con la Romagna: uno splendido luogo carico di boschi e foreste, dove nasce il fiume Arno che scorre attraverso la regione per poi gettarsi in mare a Marina di Pisa. 

Nei dintorni si trova Poppi, con il suo bellissimo castello, e l'eremo dei Frati Camaldolesi, immerso in un bosco di cipressi e conifere. Sui monti a nord-est si trova Caprese Michelangelo, che ha dato i natali allo scultore e ha ospitato San Francesco in una grotta dove, per umiliarsi e soffrire le pene del Cristo, dormiva su una nuda pietra. Verso sud si trova la ricca Val di Chiana, famosa per l'agricoltura e i suoi splendidi frutteti, e circondata da città storiche come Cortona, Foiano della Chiana e Monte San Savino.

Nella valle del Tevere, che dal Monte Fumaiolo, sull'Appennino tosco-emiliano, scende verso Roma, si trovano due importanti città: Anghiari, famosa per la battaglia del 29 giugno 1440, nella quale le truppe milanesi dei Visconti si scontrarono con una coalizione guidata dalla Repubblica di Firenze e comprendente Venezia e lo Stato Pontificio.

Ancora più a valle si trova San Sepolcro, che ogni anno, in occasione di una rievocazione storica in costume, organizza il torneo del tiro con la balestra. Si tratta di un'antica tradizione che affonda le sue radici nel Rinascimento toscano e che la città ha saputo mantenere viva nel tempo, ininterrottamente dal XV secolo. In questa singolare competizione si sfidano i balestrieri di San Sepolcro contro i loro storici rivali della città di Gubbio (PG). Più recentemente, si sono aggiunti i balestrieri del Girifalco di Massa Marittima (GR), nati addirittura nel XIV secolo.

 

FIRENZE

Il capoluogo dell’arte medicea, con i suoi amati pittori e scultori, è la città regina dei cappelli di paglia, decantati e cantati dal noto chansonnier fiorentino Odoardo Spadaro.

Nei dintorni collinari spicca la vecchia Fiesole, che si dice sia stata fondata prima ancora di Firenze. Le colline sono ricoperte da boschi di cipressi, l'albero che per antonomasia è l'emblema della regione.

Borghi medievali si trovano ovunque, intrecciati fra gli affluenti dell'Arno. Purtroppo, il castello di Sammezzano, circondato da un ampio parco e situato nell'omonima località nei pressi di Leccio, nel comune di Reggello, non è più visitabile, poiché versa in stato di abbandono. Lo stile moresco, le facciate, le scale interne ricche di stucchi, maioliche e vetrate multicolori e il parco con i suoi alberi esotici e secolari meritavano di tornare all'antico splendore.

 Autocritica alla ditta che lo gestiva e che ha dichiarato fallimento, ma anche ai nostri governanti che non si sono presi cura di questo meraviglia. Marciando verso est sulla Chianti Classico verso Siena, le colline sono ammantate di viti da cui si ricavano vini conosciuti e apprezzati in tutto il mondo. Girando fra i profumi di mosto al tempo della vendemmia, si possono trovare piccoli borghi carichi di storia quasi ad ogni angolo.

Infine, Empoli, comune che costeggia l’Arno, a pochi passi dalla patria di Leonardo da Vinci, dove, sul masso della Gonfolina, nella via che da Ponte a Signa porta a Montelupo, il genio scrisse il motto: "Nulla è lo leggere senza lo ritenere" tratto dalla Divina Commedia di Dante l’Alighieri: Paradiso canto V.

 GROSSETO

La città più a sud della Toscana, confina con il Lazio e, circondata da incantevoli mura medicee, offre come piatto forte della cucina maremmana l'acqua cotta. La sua vicinanza con il mare, però, aggiunge alla cucina una ricca offerta di pescato.

La provincia offre affascinanti località di mare come: Principina a Mare, Castiglione della Pescaia, Porto Ercole e Tirli, con la sua collina a strapiombo sul Tirreno, e, infine, le isole del Giglio e di Giannutri, veri gioielli dell'arcipelago toscano.  A metà strada sull'Aurelia, tra Grosseto e Tarquinia, si trova Magliano in Toscana, un borgo agricolo collinare dove, guardando l'orizzonte, si può ammirare lo scintillio del mare. Dal mare, come per incanto, ci si ritrova sulle montagne, il Monte Amiata con il suo gioiellino, Arcidosso. 

La pianura è famosa per i Butteri, uomini forti che nell'Ottocento batterono il famoso eroe americano Buffalo Bill in una corsa a cavallo, quando questi girava con il suo circo. La pianura maremmana è infatti molto simile al Far West, con vacche dalle lunghe corna e bufale che pascolano libere nella prateria. La provincia è prettamente rurale e i vari impianti industriali hanno pian piano lasciato la zona per altri lidi. Resiste la "MABRO", una fabbrica di abbigliamento importante che impiega molti lavoratori e confeziona abiti anche per gli atelier del cinema della capitale. 


 LIVORNO

Con il suo porto mediceo e i quattro mori incatenati, davanti a una fortezza che è stata impropriamente trasformata in un grand hotel, il viandante esclamerà: "Siamo arrivati a Livorno!"

La città natale di Pietro Mascagni, del pittore maledetto Amedeo Modigliani e, più recentemente, del regista Paolo Virzì. Dalla terrazza Mascagni, riportata all'antico splendore, si scorge l'isola di Montecristo, un tempo chiamata Oglasa e resa famosa da Alexandre Dumas con il romanzo Il Conte di Montecristo. L'isola è una delle più selvagge e inaccessibili del Parco dell'Arcipelago Toscano.

Dalla stessa terrazza si staglia la "matrona" dell'arcipelago, l'isola d'Elba, visibile anche con la foschia a causa della sua estensione. La costa del Romito, che va dalla città a Quercianella e Castiglioncello, con la sua straordinaria vista, può competere con la più famosa costiera amalfitana.

Viaggiando verso Grosseto, si incontrano località di villeggiatura per tutti i gusti, da Marina di Cecina a San Vincenzo. Percorrendo la strada interna chiamata Costa degli Etruschi, si arriva a Piombino, dove si può ammirare la meravigliosa terrazza sul mare, il piazzale "Bovio", da cui si possono vedere ancora meglio le isole. Piombino ha inoltre un importante porto commerciale per le isole e per la Sardegna.

Proseguendo per Donoratico, Castagneto e Bolgheri, la città natale del poeta Giosuè Carducci, si arriva a un paesino costiero chiamato La California, così chiamato perché si trova sul 28° parallelo, lo stesso che taglia lo stato omonimo degli USA. La zona ha un clima talmente temperato che, se non si guarda il calendario, non si riesce a capire in quale stagione ci si trova.

Infine, se si desidera fare una passeggiata mistica, sulla montagna a sud della città si trova il Santuario di Monte Nero, ricco di migliaia di ex voto con foto e disegni lasciati dai miracolati o da chi li considera tali.

 

LUCCA

Arrivati a Lucca, veniamo inondati dal dolce tipico della città: il buccellato, che deriva dal nome latino buccella, ovvero boccone. Per gli antichi romani, il buccellatum era un pane rotondo formato da una corona di panini, detti buccellae. 

Un nome talmente legato alla città che è nata la storiella secondo cui Cristoforo Colombo, appena sbarcato a San Salvador, avrebbe trovato sull'arenile un lucchese che vendeva il buccellato. Forse la novella deriva dal fatto che la Lucchesia è stata, nei secoli, un popolo di emigranti.

La città è circondata da alte mura che un tempo la proteggevano dagli assalti nemici e che oggi possono essere percorse a piedi e in bicicletta. 

All'interno, la città è attraversata da un fosso e protetta da sei porte, alcune cinquecentesche e altre più recenti, ognuna con il proprio nome: a partire da nord, in senso orario, troviamo Porta Santa Maria (1592), Porta San Jacopo (1930), la più recente, Porta Elisa (1811), Porta San Pietro (1565), Porta Sant'Anna, aperta nel 1911, e infine Porta San Donato (1629), che dà accesso all'omonimo piazzale.

Caratteristica della città è la moltitudine di chiese: non a caso è chiamata la città delle 100 chiese, anche se in realtà sono solo 13. Inserite tutte nella cinta muraria della Lucca medievale, molto piccola, le chiese si trovano una ad ogni angolo e possono sembrare veramente cento.

Non dimentichiamo che questa città ha dato i natali a Luigi Boccherini nel 1743 e a Giacomo Puccini nel 1858.  Se ci si trova a Lucca, non si può non visitare la piazza ovale del mercato e la torre Guinigi, una struttura in mattoni rossi alta 44 metri, sulla cui cima si ergono sette alberi di leccio.

Nel 1822 Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone, acquistò una villa sul Monte San Quirico, a cui diede il suo nome. La località si trova a mezza costa, a soli cinquecento metri dalla città.

Attraversando il monte, dalla città si arriva in Versilia, terra di mare protetta e circondata dalle Apuane, con Viareggio e il suo carnevale famoso in tutto il mondo e Forte dei Marmi, località di lusso.

 

MASSA & CARRARA

Le due città, il cui capoluogo è Massa, sono vicinissime e alle loro spalle si ergono le montagne da cui, da molti secoli, si estrae il marmo. Anche il grande Michelangelo Buonarroti pretendeva solo marmo di Carrara, anche se il Papa Giulio II, detto il Papa guerriero, esigeva che lo estraesse da Seravezza, in provincia di Lucca, poiché quelle cave erano di sua proprietà. I porti di Marina di Massa e di Carrara lavorano esclusivamente per imbarcare grandi blocchi di marmo, destinati a ogni parte del globo. A Massa c’è una fontana chiamata “Fontana dei culi”: fu lo scultore a darle questo nome volgare, in quanto è circondata da puttini nudi. I massesi, ligi al dettato, continuano a chiamarla così.

Vicino si trova la piazza degli Aranci, una grande piazza circondata da aranceti selvatici che donano a quel luogo un'immagine variopinta.

A Firenze si trova il famoso bronzo del "Porcellino", che raffigura un cinghiale circondato da animali di stagno, come rane e serpenti. La statua è diventata d'oro, poiché si dice che porti fortuna toccarla; la patina bronzea si è completamente lucidata a causa della palpazione di milioni di turisti.

A Carrara, dove tutto è marmo, persino le soglie delle abitazioni e alcune pavimentazioni, nella piazza Alberica non poteva mancare la copia marmorea del Porcellino, poiché lo scultore Pietro Tacca, che ha realizzato la statua bronzea di Firenze, vi era nato nel 1577.

Ai confini tra Toscana e Liguria si trova un luogo molto antico: la Lunigiana, una piccola porzione di territorio sotto l'amministrazione del comune di Sarzana, che essendo in provincia della Spezia si trova in Liguria. La zona era già frequentata dagli antichi Romani, che la chiamarono "Lunensis", che letteralmente significa "Luna": un luogo davvero ameno. Se si viaggia verso ovest negli anni sessanta attraversando il passo del Bracco, si sconfinava in Liguria nella provincia della Spezia, mentre a nord si incontra la provincia di Parma, a nord-est la provincia di Reggio Emilia, infine a sud-est si incontra la lussureggiante Garfagnana; più a sud con le spiagge di Massa e Carrara si arriva al litorale versiliese.

PISA

La città della torre pendente, patria del grande fisico Galileo Galilei, è conosciuta in tutto il mondo per la sua torre, che si erge nello splendido scenario della Piazza dei Miracoli, costeggiata a est dalle mura del cimitero monumentale. Il piatto classico sono le "pallotte", piccole sfere di polenta gialla affogate in un denso sugo di carne.

Pisa fu una delle quattro repubbliche marinare, la più giovane dopo Venezia, Amalfi e Genova. Tuttavia, oltre alle quattro più note, furono repubbliche marinare anche Ancona, Gaeta e la piccola repubblica di Noli, che si trovava a levante di Genova. A queste si può aggiungere anche la Croazia, con la città di Ragusa, oggi Dubrovnik, all'epoca sotto il dominio veneziano.

Anche a Pisa, come ad Arezzo, Firenze, Prato e Siena, si svolge un gioco in una riedizione medievale: il "Gioco del Ponte", che fu giocato per tutto il periodo che va dal Seicento al Settecento e che scomparve nel 1807. 

Nel 1935 il gioco fu riesumato, ispirandosi all'antico gioco militare del "mazza scudo", che consisteva in una battaglia simulata che si svolgeva sul Ponte di Mezzo, il cui obiettivo era la conquista dell'intera metà occupata dalla parte avversaria.

Come tutti i giochi di origine post-medievale, anche questo è caratterizzato da foga e violenza, tanto che negli anni Sessanta fu nuovamente abolito perché qualcuno finiva per cadere giù dal ponte nell'Arno.

Ma i pisani amano troppo questa singolare contesa e, anche se nel corso dei secoli il gioco è stato più volte ripristinato e interrotto, esso ha sempre simboleggiato la ripresa delle armi da parte degli indomiti cittadini pisani contro gli odiati fiorentini. Pisa vanta inoltre un importante aeroporto intercontinentale, il Galileo Galilei, che è stato battezzato come l'aeroporto della Toscana. Verso la costa, l'aeroporto diventa militare, da dove si levano in volo i mastodontici C.130.

Il circondario, nella valle dell'Arno verso Firenze, è la zona del comprensorio del cuoio, con le sue concerie. Salendo in collina, a Calci, si scopre una delle più belle certose italiane, una vera e propria apparizione da sindrome di Stendhal. Continuando verso Firenze, si trovano le Terme di San Giuliano, situate al confine con la Lucchesia, il cui capoluogo è raggiungibile attraverso un traforo fra i monti, dove si staglia il più alto, il "Serra".

Verso la Versilia si incontra la tenuta di San Rossore, che prima apparteneva al re e poi al presidente della Repubblica, dove, camminando al suo interno, si possono vedere cinghiali e daini che attraversano la strada e un allevamento di cavalli da corsa, eccellenza nazionale. Dalla parte opposta, verso Livorno, dopo il grande deposito dell'acqua della Saint-Gobain, la fabbrica dei vetri a prova di proiettile, svoltando verso Marina di San Pietro a Grado, si incontra una cattedrale dedicata a San Pietro Apostolo, caratterizzata da due absidi e da una facciata assente.  

PISTOIA


La città si trova nel nord della Toscana. a metà strada fra Firenze e Lucca da cui dista C.ca 40 Km.

La provincia di Pistoia è piuttosto estesa e comprende sia zone pianeggianti che collinari e montuose, dalla piana dell’Ombrone, alla Valdinievole e l’incantevole montagna pistoiese, che offre impianti sciistici e viste da favola, San Marcello, Popiglio, l’Abetone patria del campione olimpico  degli anni cinquanta Zeno Colò, Maresca e Gavinana dove Francesco Ferrucci morente nel 1530, disse la famosa frase al soldato di ventura Fabrizio Maramaldo che lo stava per uccidere: “Vile tu uccidi un uomo morto”.

Monsummano Terme, con la sua grotta Giusti, una grotta carsica il cui nome deriva dalla famiglia del poeta Giuseppe Giusti primo proprietario dello stabilimento, la scoperta della grotta è avvenuta nel 1849. Montecatini Terme, cura delle acque, nata nel 1775 per ordine dell’illuminato granduca Leopoldo II che nato in Toscana l’ha amata rendendola ancor più bella con i suoi acquedotti e stazioni. Montecatini e Monsummano sono centri benessere celebrati nei secoli dai reali italiani ed europei, più recentemente da personaggi famosi di Hollywood.

La piccola città di Quarrata è invece nota per la produzione e commercializzazione di mobili di qualità.

Anche la cioccolata è una delle eccellenze della piana pistoiese chiamata: “Chocolate Valley Toscana” molte aziende a carattere artigianale producono cioccolato rinomato in Italia e non solo.

Pochi sanno che Pistoia ha in ventato la pistola, anche se per amor di verità la cosa non è documentata, cosa certa però che nel medio evo Pistoia aveva dei valenti armaioli per cui lo si può anche pensare, inoltre a volte gli abitanti di Pistoia vengono chiamati pistolesi, sarà una combinazione?

Gli Stati Uniti reclamano l’invenzione (Antonio Meucci docet.) attribuendola a Samuel Colt che nel 1814 gli dette il nome.

All’interno della città abbiamo due chicche, la piazza del Duomo la cui bellezza sta nella sua sobrietà, proseguendo per il centro storico troviamo l’ex nosocomio del “Ceppo” un antico spedale, fondato nel 1277, che secondo la leggenda, il suo nome deriva da un ceppo miracolosamente fiorito durante l'inverno, all’ingresso sulla tettoia con il colonnato, svettano le straordinarie maioliche di Giovanni Della Robbia. Se vogliamo parlare di altre curiosità, passiamo a quelle dolci: Pistoia è una delle maggiori produttrici di confetti. Le prime notizie sui confetti pistoiesi risalgono al Medioevo, quando gli anici confecti vennero utilizzati durante una festa indetta dall'Opera di San Jacopo il 25 luglio 1372.  Pistoia vanta inoltre una produzione di piatti musicali martellati. La U.F.I.P. Unione Fabbricanti Italiani Piatti è un'azienda pistoiese che produce piatti musicali e, pur mantenendo la produzione di piatti per batterie rock, produce anche altri strumenti a percussione come gong, tam tam e campane tubolari.


 PRATO

la provincia più giovane, non per questo meno importante: una ragazzina nata nel 1992, che si è svincolata dall’odiata Firenze, che in passato l’aveva messa a ferro e fuoco un paio di volte.

D'altronde, anche Pistoia era sotto Lucca e solo con l'avvento del fascismo divenne capoluogo della provincia omonima. Va considerato che nel Medioevo la Firenze medicea era in lotta con quasi tutte le altre province, che a loro volta si osteggiavano fra loro; per questo motivo, Firenze, città dei banchieri, non voleva perdere il suo predominio, in particolare lo sbocco a mare, fondamentale per i suoi affari. Ci volle il Granduca per mettere ordine con la fondazione del Granducato di Toscana (1569-1859).

Vernio, Vaiano, Montemurlo, Poggio a Caiano e Carmignano, che erano sotto l’amministrazione fiorentina, sono di fatto passate alla provincia di Prato. In città si possono ammirare il Duomo, con il pulpito disegnato da Donatello in collaborazione con Michelozzo nel Quattrocento, e la fontana del "Pescatorello" del XIX secolo, con un'effige di un piccolo pescatore sulla sommità e due cigni ai lati. La provincia, a est, è caratterizzata dalle colline di Poggio a Caiano e Carmignano, famose per la produzione di un ottimo vino. A Poggio a Caiano si trova la meravigliosa Villa Medicea, costruita per il magnifico Lorenzo da Giuliano da Sangallo nel 1480, un vero gioiello dell'architettura medicea medievale, che nell'800 fu posseduta da Maria Luigia d'Etruria.

Va considerato che nel Medioevo la Firenze medicea era in lotta con quasi tutte le altre province, che a loro volta si osteggiavano fra loro; per questo motivo, Firenze, città dei banchieri, non voleva perdere il suo predominio, in particolare lo sbocco a mare, fondamentale per i suoi affari.

Ci volle il Granduca per mettere ordine con la fondazione del Granducato di Toscana (1569-1859).

Vernio, Vaiano, Montemurlo, Poggio a Caiano e Carmignano, che erano sotto l’amministrazione fiorentina, sono di fatto passate alla provincia di Prato. In città si possono ammirare il Duomo, con il pulpito disegnato da Donatello in collaborazione con Michelozzo nel Quattrocento, e la fontana del "Pescatorello" del XIX secolo, con un'effige di un piccolo pescatore sulla sommità e due cigni ai lati. La provincia, a est, è caratterizzata dalle colline di Poggio a Caiano e Carmignano, famose per la produzione di un ottimo vino. A Poggio a Caiano si trova la meravigliosa Villa Medicea, costruita per il magnifico Lorenzo il Magnifico da Giuliano da Sangallo nel 1480 e considerata un vero gioiello dell'architettura medicea medievale. La villa fu posseduta da Maria Luigia d'Etruria nell'Ottocento. Nel magnifico palazzo comunale di Prato, accanto all'altrettanto splendido palazzo trecentesco del Pretorio, si trova una statua di Francesco di Marco Datini, un signore vissuto fra il XIII e il XIV secolo. Datini, vista l'attività industriale e commerciale della sua città, ebbe un'idea che si diffuse rapidamente in tutto il mondo conosciuto: la cambiale, che allora si chiamava "lettera di cambio". A Datini si attribuisce anche l'invenzione dell'assegno bancario.

SIENA

La città del Palio, in cui le contrade della città gareggiano in una giostra equestre, è famosa in tutto il mondo. Questa tradizione, nata nel tardo XII secolo, si svolge nell’anello della Piazza del Campo e vede i fantini cavalcare a pelo e senza staffe.

Le dispute si tengono il 2 luglio e il 16 agosto, in occasione del Palio dell'Assunta, in onore della Vergine Maria.

La gara si svolge in una piazza enorme che si erge al centro delle contrade: Aquila, Bruco, Chiocciola, Civetta, Drago, Giraffa, Istrice, Leocorno, Lupa, Nicchio, Oca, Onda, Pantera, Selva, Tartuca, Torre e Valdimontone. Come tutte le rievocazioni storiche toscane, anche il Palio ha i suoi sostenitori, alcuni dei quali sono così legati alla propria contrada da arrivare a volte alle mani, non certo per il premio, che è un labaro finemente ricamato, ma per il simbolo della vittoria sulle contrade avversarie, che i contradaioli festeggiano con canti, balli e luculliani banchetti.

In quella piazza si erge la Torre del Mangia, costruita nel 1325 e completata nel 1348, dopo 23 anni. È per altezza la seconda in Italia dopo il Torrazzo di Cremona che s’innalza per 112.54 metri.

In toscana è la più alta con i suoi 88 metri, segue a ruota Firenze con il campanile di Giotto alto 84,70 metri, la torre pendente di Pisa 57 metri e la Torre Guinigi a Lucca con i suoi 44,25 metri.

Quest’ultima torre alberata, al turista appare molto più alta, poiché essendo circondata dai palazzi, guardandola dal basso per vederla nella sua interezza, ci si deve appoggiare al muro del palazzo di fronte. Siena è anche la città dei dolci anch’essi conosciuti ed apprezzati all’estero: Panforte, Ricciarelli e Pan Pepato, delle vere leccornie che allietano i tavoli toscani e non solo, durante le feste natalizie.

La toscana ha tanto fuoco sotto la sua crosta, quindi anche in provincia di Siena ci sono terme per tutti gusti, le più conosciute sono quelle di Petriolo e Rapolano che hanno acque sulfuree e soprattutto note per i sui fanghi bollenti per la cura delle artrosi.

Viaggiando verso Arezzo, c’imbattiamo in incantevoli borghi medioevali, Sinalunga, Torrita di Siena e Bettolle; mentre dirigendosi verso Firenze ne troviamo altrettante: Monteriggioni:  Il Castello di Monteriggioni fu costruito dai senesi per ordinanza del podestà Guelfo da Porcari, in un periodo compreso tra il 1214 e il 1219.  Il terreno, acquistato dalla famiglia nobile Da Staggia, era la sede di un'antica fattoria longobarda, la denominazione di Montis Regis probabilmente indicava un fondo di proprietà regale o che godeva di esenzioni fiscali da parte della corona, la costruzione del castello ad opera della Repubblica di Siena ebbe principalmente scopo difensivo, in quanto il borgo sorse sul monte Ala in posizione di dominio e sorveglianza della strada Francigena, per controllare le valli dell'Elsa e dello Staggia in direzione di Firenze, la storica rivale di Siena.

San Gimignano sorge su un luogo abitato sicuramente dagli etruschi, almeno dal III secolo a.C. Il colle era stato scelto per questioni strategiche, essendo dominante (324 m s.l.m.) sull'alta Val d'Elsa.

Sulle pendici del Poggio del Comune (624 m s.l.m.) si trovano i ruderi di Castelvecchio, un villaggio risalente all'epoca longobarda.

La prima menzione risale al 929. Nel Medioevo, la città si trovava su una delle direttrici della Via Francigena, percorsa da Sigerico, arcivescovo di Canterbury, tra il 990 e il 994, che la segnò come XIX^ tappa del suo itinerario di ritorno da Roma verso l'Inghilterra. Sigerico la nominò Sce Gemiane, segnalandola anche come punto di intersezione con la strada fra Pisa e Siena. Secondo altri, il nome deriverebbe dal santo vescovo di Modena, che avrebbe difeso il villaggio dall'occupazione di Attila.

La prima cinta muraria risale al 998 e comprendeva il poggio di Monte Staffoli, dove già esisteva una rocca. La bellezza di questa città è stata riconosciuta con l’acquisizione del titolo di “Patrimonio dell’umanità”. Non dimentichiamo Certaldo, dove è nato Giovanni Boccaccio, anch’esso esempio di architettura medievale. Da qui, sia verso Empoli che verso il Chianti senese, le viti sono onnipresenti e il vino toscano, sia Chianti Classico che Gallo Nero, è apprezzato dai palati più fini di tutto il mondo.

Ma se dovessimo dare la primogenitura del vino toscano io credo che Gaiole, Radda e Castellina che si trovano sulla vecchia chiantigiana che porta Firenze, nessuno la contesterebbe.

Potremmo dimenticare l'abbazia di San Galgano nel comune di Chiusdino? Il sito è costituito dall'eremo detto "Rotonda di Montesiepi" (quello della spada nella roccia) e dalla grande abbazia cistercense, ora ridotta alle sole mura e completamente in rovina, che rappresenta una meta turistica proprio per questa sua peculiarità che trasporta i visitatori nel Medioevo. 

La mancanza del tetto mette in risalto l'articolazione dell'imponente struttura architettonica classica delle cattedrali gotiche. Il verde che la circonda e la chiesa soprastante, la "Rotonda di Montesiepi", fanno pensare, a chi c'è stato o l'ha vista nei film, alla verde Irlanda.