Caro amico,
questa è per te. Dopo il nostro
scambio di opinioni, sia verbali che scritte, ho riflettuto molto sulla
questione dei "Vincitori e Vinti". Partendo dal presupposto,
che credo sia condiviso, che tutte le guerre, anche le più epiche, non sono mai
romantiche, ma delle atroci tragedie per chi le subisce, se poi sono civili,
sono la massima atrocità che l'umanità possa concepire.
Non sono romantiche neanche quando
vengono fatte per rovesciare una dittatura: sono giuste, ma non romantiche.
Eppure, noi osanniamo anche Napoleone, uno degli uomini più spietati del
Settecento e dell'Ottocento, e come lui tanti altri. Questo mi ha fatto venire
in mente un parallelismo fra la Resistenza italiana e la guerra in Vietnam, che
ho vissuto da giovanissimo (1955-1975). L'imperialistica America del Nord,
incurante della disfatta subita dai francesi in Indocina (1946-1954), ha
massacrato, incendiato e raso al suolo villaggi con bombe al napalm, stuprato e
decapitato, per poi doversi ritirare a causa delle proteste dei pacifisti
interni e della sconfitta sul campo.
Concludo: gli USA (democratici o
repubblicani indistintamente) non hanno digerito bene questa guerra e quindi la
filmografia e i media hanno dipinto i vietcong come dei criminali per le
nefandezze commesse dopo la loro vittoria, cose mai verificate con esattezza,
ma anche se fosse? Qui ritorno a dire: la violenza chiama violenza. Allora,
come da ragazzi, dico: sono stati prima i francesi e poi gli americani a tenere
questo popolo ventotto anni in guerra, per cui i ragazzi nati in guerra sono
morti in guerra. Allora, di cosa stiamo parlando?
Il ventennio fascista (1922 -1943)
iniziò come una dittatura sociale, con scuole, asili e bonifiche, ma poi si
trasformò nell'ambizione di un uomo solo al comando: Benito Mussolini, ex
socialista e direttore dell'Avanti, il giornale del partito socialista, che
dalla sinistra era passato all'estrema destra, ma non a quella democratica,
bensì a quella criminale. Naturalmente, questo non ha nulla a che vedere con il
giornalista Panza, ma il buongiorno si vede dal mattino. Forse oggi non ci sono
le condizioni storiche e, a causa della sua età, non posso fare il processo
alle intenzioni.
Infine, quando Benito Mussolini e il
suo alleato Adolf Hitler hanno trucidato la gente partendo dalle Fosse
Ardeatine, hanno imposto le leggi razziali e predisposto i vagoni blindati
inizialmente per la Risiera di San Sabba a Trieste e poi per gli infiniti campi
di concentramento in Polonia, Austria, Ungheria, ecc., dove milioni di persone
sono state gassate, studiate da medici diabolici come Mengele, violentate nella
"casa delle bambole", dove i nazisti potevano disporre delle ragazze
internate a proprio piacimento e, se il voto che rilasciavano non era
sufficiente, le ragazze venivano uccise.
In Italia, le leggi razziali rette
esclusivamente dalle camice nere, c’erano le famose ville tristi, ne abbiamo
anche noi una a Firenze all’inizio della via Bolognese dove ora c’è un
consolato, in quei luoghi i resistenti e i partigiani venivano torturati sino
alla morte e quando venivano ributtati malamente in cella, la prima cosa che
che chiedevano ai compagni di sventura era: Ho Parlato? Timorosi di aver tradito
i compagni.
I prospetti, dei vari campi di
sterminio li puoi trovare tranquillamente su Wikipedia, ti dimostrano che, a
parte i campi di sterminio più conosciuti, ne erano stati montati parecchi
altri. Quindi, è inutile parlare dei fratelli Govoni o delle foibe: in Italia,
dopo la disfatta, chi era considerato fascista o collaborazionista veniva
eliminato senza troppi complimenti, esattamente come accadeva nella ex
Jugoslavia, in particolare in Croazia, dove gli italiani che avevano
collaborato con i fascisti italiani, con gli ustascia slavi o con i nazisti
venivano fatti fuori.
Il fascismo aveva cercato di cancellare
ogni identità culturale dei croati, a partire dalla lingua, quindi non c'era
bisogno di fare distinzioni: gli italiani li uccidevano senza se e senza
ma. Attenzione, Vincenzo, non sto
cercando di giustificare i misfatti, ma di capire il perché di tanta crudeltà.
Quindi, è inutile recriminare: a ogni
azione corrisponde una reazione. A mio parere, dobbiamo lasciare la storia ai
libri e agli storici, senza dimenticare mai, ma cominciando a pensare al
presente, che francamente non è clemente. La terza guerra mondiale, infatti, è
iniziata subito dopo la Corea, con centinaia di guerre locali che si svolgono
nel mondo a macchia di leopardo, fortemente fomentate da quelle nazioni
imperialiste a cui fanno gola petrolio, gas, diamanti, idrocarburi, ferro,
acciaio e oro, e che per questo destabilizzano i regimi dittatoriali esistenti
in quei paesi, con la scusa di difendere il mondo dai miscredenti (gli USA
docet).
Un fraterno saluto e, assieme a un
abbraccio, un augurio di buone feste.
Antonio
Maoggi, l'ultimo dei Moicani.

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