CHI SONO

Mi chiamo Antonio Maoggi sono un fiorentino nato sotto le bombe dell’ultima guerra, da ragazzo avevo grandi sogni di scrivere, ma bisognava andare a lavorare per aiutare la famiglia e, questo è successo, però la passione è rimasta, ma lavoro, famiglia e figli me lo hanno impedito. Una volta libero come pensionato ho preso carta, penna ed ho cominciato a scrivere e non mi sono fermato più e tutt’ora sto scrivendo l’ultimo racconto. I miei lavori sono tutti inseriti in questo blog in basso sulla fascia lateralmente a destra e, se qualcuno fosse interessato, basta che lo comunichi, e tramite mail che vorrete cortesemente comunicarvi, invierò gratuitamente il racconto in formato PDF, poiché scrivere è fantastico, ma essere letto lo è ancora di più! mascansa@outlook.it

sabato 20 dicembre 2025

DIVIDI E IMPERA TUTTO CAMBI PERCHE NULLA CAMBI



 Corsi e ricorsi della storia. 

Oggi, mentre ero a pranzo a casa e guardavo la TV, al programma "La storia siamo noi" parlavano della disfatta di Caporetto nella prima guerra mondiale (1915-1918). Parte della storia la sapevo già, perché l'avevo studiata alle medie, ma i quattro storici presenti in trasmissione hanno detto cose che mi hanno fatto tremare i polsi. Proverò a elencarle in tre fasi: Il generale Luigi Cadorna (Pallanza, 1850 – Bordighera, 1928), precursore del vero militare fascista, è stato un criminale di guerra che ha avuto la sfacciataggine di dire, a proposito della disfatta, che la capitolazione era da imputare unicamente ai soldati. Allora mi domando: cosa ci stavano a fare i generali? Confermo che è stato un criminale mai condannato dalla storia, insieme al suo predecessore Alfonso La Marmora (Torino, 1804 – Firenze, 1878) e al suo successore Armando Vittorio Antonio Giovanni Nicola Diaz (Napoli, 1861 – Roma, 1928). Uomini che hanno mandato a morire milioni di soldati, prendendosi tutti gli onori e le medaglie, ma che, quando le battaglie venivano perse, additavano i poveri militari come responsabili che avevano sputato sangue e che, fortunatamente, erano sopravvissuti, e pensare che a questi ufficiali infami sono state intitolate delle strade in quasi tutte le più grandi città italiane.I soldati in trincea erano vestiti e nutriti male e, se indietreggiavano davanti al nemico, venivano accusati di codardia. "codardia davanti al nemico" e venivano puniti con la decimazione. Molti morivano di malattia, non per mano del nemico o a causa delle decimazioni.Agghiacciante: hanno trovato una lettera di un fante austro-ungarico che, entrando a Caporetto, aveva trovato nei magazzini militari occupati di tutto e di più: coperte, biancheria, cappotti e cibo a volontà. Tanto è vero che, essendo scalzi e ignudi, si misero le nostre divise, naturalmente togliendo le insegne. Morale: quel materiale che la truppa non utilizzava, chi andava ad arricchire? Quando gli austriaci vennero sostituiti dalla soldataglia tedesca, iniziarono stupri, scorribande e uccisioni che costrinsero 500.000 abitanti a lasciare quella terra messa a ferro e fuoco. Questa massa di uomini e donne fu accolta dall'allora governo in Toscana, Campania e Sicilia. Una volta arrivati, i profughi, a causa dei loro differenti dialetti (allora non c'era la TV che ha insegnato l'italiano), furono percepiti come stranieri. Ascoltate quali frasi venivano rivolte nei loro confronti: "Questi tedeschi ci portano via il lavoro, hanno preso tutte le case sfitte e qualcuno è stato messo addirittura in albergo, in particolare in quelli della ricca Versilia. Figurarsi che sono arrivati persino a dire che puzzavano e che qualcuno mangiava i bambini". Cosa ci ricorda tutto questo? Portavano via il lavoro perché lavoravano sottocosto (Rosarno docet), alcune donne addirittura nelle grandi coltivazioni siciliane (probabilmente di pomodori). Insomma, esattamente 100 anni dopo, si ripete l’annosa questione dell’immigrazione e anche qui i nostri governanti odierni non hanno inventato nulla, se non la continuazione di fomentare, oggi come allora, la paura del diverso. In tal senso, i latini, che erano saggi, dicevano: "Dividi et impera".

Scritto nell'anno 2018

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