CHI SONO

Mi chiamo Antonio Maoggi sono un fiorentino nato sotto le bombe dell’ultima guerra, da ragazzo avevo grandi sogni di scrivere, ma bisognava andare a lavorare per aiutare la famiglia e, questo è successo, però la passione è rimasta, ma lavoro, famiglia e figli me lo hanno impedito. Una volta libero come pensionato ho preso carta, penna ed ho cominciato a scrivere e non mi sono fermato più e tutt’ora sto scrivendo l’ultimo racconto. I miei lavori sono tutti inseriti in questo blog in basso sulla fascia lateralmente a destra e, se qualcuno fosse interessato, basta che lo comunichi, e tramite mail che vorrete cortesemente comunicarvi, invierò gratuitamente il racconto in formato PDF, poiché scrivere è fantastico, ma essere letto lo è ancora di più! mascansa@outlook.it

lunedì 22 dicembre 2025

ISIS SI ISIS NO!


Una premessa è doverosa: non sono un politologo e non pretendo di esserlo. Parlo da anziano comunista con un'intelligenza nella media e una scarsa cultura scolastica. Nonostante tutte queste lacune, vorrei esprimere il mio parere sulla questione politica attuale, facendomi e facendo delle domande:

 Chi fornisce le armi all'ISIS?

Chi acquista il petrolio dall'Isis?

Chi ha creato il califfato? 

Ora do le mie risposte che potranno essere messe a confronto con le vostre:

 In primis, le armi all'Isis le forniscono le fabbriche, con la connivenza degli Stati di appartenenza; poi ci sono i mercati liberi, cosiddetti "free", dove vige la legge del "finché c'è guerra c'è speranza"; infine, ci sono i militari (e i nostri non ne sono esenti) che vendono il parco dismesso al miglior offerente: carri, elicotteri, cannoni, ecc.

 Per quanto riguarda il petrolio dell'Isis, le grandi potenze non si sporcano certo le mani in prima persona: ci sono i grossisti che, naturalmente, optano per la versione latina "pecunia non olet" e che acquistano il petrolio a un prezzo molto più basso rispetto a quello di mercato, per poi rivenderlo agli stati che certamente non ignorano la provenienza.

  La genesi dell'Isis è da ricercare nella lotta dissennata ai dittatori, come Saddam Hussein e Gheddafi, che in passato hanno lucrato e fatto affari con gli Stati Uniti, ma che poi sono diventati nemici, così come è successo ad Al-Qaeda di Osama Bin Laden. Ma la dissoluzione di questi imperi, dopo la cosiddetta primavera araba, ha portato al caos più totale, terreno molto fertile per il califfato. Ok, erano dei feroci dittatori, ma tenevano comunque unite le varie etnie che vivevano nei loro paesi. L'Iraq, addirittura, aveva instaurato uno stato laico, molto lontano dal fondamentalismo islamico, e gli USA foraggiarono l'Iraq quando si trattò di fare la guerra all'Iran. Come disse un generale algerino dopo la cacciata dei francesi dal suo paese: "La rivoluzione è fatta, adesso cominceranno i veri problemi". Infatti, uomini di potere come l'ottuso Bush, che con la scusa delle armi chimiche (che non c'erano) ha disgregato una nazione senza pensare minimamente a quello che sarebbe accaduto dopo, seguendo le politiche scellerate dettate dai servizi segreti che sapevano di avere a che fare con un presidente dall'ignoranza politica abissale, oggi hanno un nuovo nemico: Assad, amico dei russi. Forse sta nascendo un altro caos madornale e il democratico Obama ci sta cadendo dentro con tutte le gambe. l'immissione forzata dello stato d'Israele in quelle terre che ha portato alle problematiche che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi e la non volontà di coltivare l'integrazione dei Musulmani moderati, anzi usando nei loro confronti una sorta di ostracismo, e in molti si sono gettati in braccio al califfato, che ha humus e attrattive a volontà per reclutare adepti,

Quindi la soluzione a mio parere è solo una e cercherò di esprimerla.

La lotta tra il Medio Oriente e l'Occidente ha origini lontane: i crociati contro il feroce Saladino. Gli USA sono contro Assad in Siria, che comunque sta combattendo con il suo esercito il Califfato. La Turchia, antidemocratica, combatte i curdi solo perché comunisti (PKK) e i curdi stanno facendo da tempo una strenua resistenza alle forze dell'ISIS. Infine, la guerra fredda con l'Unione Sovietica, che che se ne dica, non è mai cessata e impedisce un accordo, perché Putin è con Assad e gli USA lo vogliono far fuori.

Sono un vecchio comunista e non tifo né per la Russia di Putin né, tanto meno, per l'America di Obama. Di quest'ultimo, in particolare, odio le frasi fatte, come "L'impero del male" e "L'Isis è il diavolo". Sono sì due grandi potenze, ma non sono i presidenti a guidarle, bensì i loro potenti e feroci servizi segreti: il K.G.B. e la C.I.A.

A me sembrerebbe tanto semplice la soluzione, ma evidentemente non lo è. Prima di tutto, l'Europa dovrebbe sganciarsi una volta per tutte dall'influenza anglo-americana e cominciare a ragionare con la propria testa, senza assentire sempre alle questioni bislacche che provengono dall'altra parte dell'oceano. In secondo luogo, una volta appurato che l'Isis è il nemico comune da battere, Bisogna lasciar perdere gli Assad e i Kurdi e unirsi per abbattere questo gruppo di persone. Se c'è la volontà politica, sono convinto che in un anno l'Isis si dissolverebbe come neve al sole.

Chiudere i rubinetti del petrolio e la fornitura di armi sarebbe già sufficiente a far inginocchiare questo gruppo di tagliagole. L'uso della forza dovrebbe essere l'ultima ratio, dopo aver vinto questa battaglia. Poi, potrebbero affrontare politicamente la questione curda e siriana. La questione è talmente banale da far capire che non esiste una volontà politica.

Tutto questo per meri interessi di business. Se la questione non verrà risolta definitivamente, saremo tutti costretti a morire nei ristoranti, nelle discoteche e negli stadi.

Solo il popolo unito può influire sulla decisione degli Stati di comportarsi democraticamente, molto più di tanti lumini, preghiere e mazzi di fiori che, una volta passata l'onda emotiva, faranno sì che tutto torni esattamente come prima. Tommasi di Lampedusa nel suo “gattopardo” scrisse: “Tutto cambi perché nulla cambi” vi dice qualcosa questa frase?

 

Il Barone  anno 2018

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